Lazzarini, Pesaresi, Merloni Scatole cinesi dietro il biogas

Incroci societari, holding e nomi ricorrenti: ecco la ricostruzione

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Fonte: “ilrestodelcarlino.it/macerata”

di Roberto Fiaccarini e Giovanni De Franceschi

Macerata, 26 marzo 2013 – Dai campi di Sarrocciano, Loro Piceno, Petriolo e mezza provincia maceratese fino a una holding lussemburghese, passando per Francesco Merloni e la famiglia Lazzarini di Morrovalle. Senza tralasciare la Consulmarche e Marche Capital. C’è un po’ di tutto questo mondo imprenditoriale dietro il business delle energie alternative e del biogas in particolare, in un intreccio di scatole cinesi, di società detenute da altre società che a loro volta hanno una miriade di partecipazioni. E che macinano soldi, tantissimi soldi: si stima che con un solo impianto si possano incassare fino a seimila euro al giorno.
Per capire chi beneficia di questo gigantesco affare, siamo partiti proprio dai campi, cioè dalle microsocietà riconoscibili da sigle ormai diventate familiari: Vrd (per il fotovoltaico) e Vbio (biogas). E qui inizia un labirinto nel quale è difficile districarsi: ma una volta che si è dentro ci si imbatte sempre nelle stesse facce, gli stessi nomi e le stesse società. Su tutto questo, indagano la procura di Ancona e la Guardia forestale, che hanno indagato 12 persone tra funzionari regionali e imprenditori.
In Provincia le Vbio sono controllate tutte dalla Viridis Energia srl, il cui amministratore delegato è Paolo Pesaresi, 35enne anconetano, figlio di Mario, leader di Consulmarche. Il presidente è invece Antonio Lazzarini, uno dei rappresentanti della family morrovallese che in questa storia dell’energia alternativa è tra i protagonisti. La Viridis controlla 23 società, 15 impegnate nel fotovoltaico (dalla Vrd1 alla Vrd17) e 8 nel biogas (dalla Vbio 1 alla Vbio 9). Ma di chi è la Viridis? Ovviamente di due società, che detengono il 50 per cento di quote ciascuna: la Echidna Spa, con sede in via del Vecchio Politecnico a Milano, e la Lagi Energia 2006 di Corridonia.
La Viridis, tra l’altro, ha anche una partecipazione del 4,91 per cento nella lussemburghese Suned Reserve Luxco. Chi e cosa ci sia dentro questa holding per ora resta un mistero. Ma torniano alle controllanti della Viridis. Da un lato, dicevamo, la Lagi, tutta in mano ai Lazzarini: Antonio e Lorenzo si dividono le quote, Alessandro è amministratore delegato. Ma il cuore del sistema è nell’Echidna. Il presidente è l’avvocato recanatese Paolo Tanoni (che è anche socio con il 50 per cento delle quote), l’amministratore delegato è anche in questo caso Paolo Pesaresi. E stavolta compare anche papà Mario, che ha in mano l’altra metà delle quote. Oltre alla Viridis, l’Echidna ha partecipazioni in altre società, come la Choncimer srl di San Severino, la MegaYacht Marina srl, la D Academy srl. Nel gruppo c’è anche la New Energy Development Holding srl, un altro tassello importante di questa storia.
Il capitale sociale della New Energy è diviso tra Mario Pesaresi, Francesco Merloni (che ha la maggioranza relativa), Alfredo Aureli, la Marche Capital, oltre ovviamente all’Echidna. Ecco dunque che spunta per la prima volta il nome di Francesco Merloni, i cui legami in questa vicenda sono anche familiari: la moglie Cecilia fa parte anche lei della family Lazzarini. Ma spunta anche la Marche Capital: per capire cos’è, ci affidiamo direttamente al suo sito internet: «Marche Capital nasce nel 1991 sulla base di un’iniziativa promossa dalla Consulmarche e ha visto partecipi nella sua fondazione primaria aziende e gruppi industriali delle Marche, le principali banche regionali e la Regione Marche. L’iniziativa coglieva l’opportunità offerta dai programmi comunitari che finanziavano l’avviamento di Venture Capital rivolta alle piccole e medie imprese delle Marche». E i soci? Sono in tutto 16, guidati dalla Merloni Holding spa (18,38%) davanti alla Scm Group, Intesa San Paolo, Fimag spa, Frapi spa e via via fino a Mario Pesaresi (ancora lui) che ha in mano il 3 per cento.
Marche Capital e Consulmarche sono legate a doppio filo, non solo per la figura dello stesso Pesaresi. Tra i vari soci, infatti, figurano i nomi di Antonio Cintioli, Franco Morichi, Tommaso Raffone ed Eugenio Valere, tutti presenti anche nella compagine sociale di Marche Capital.
Consulmarche è una società di consulenza di primissimo livello in regione, ma anche in questo caso basta la presentazione nel sito internet societario per capire: “Siamo accreditati presso la Regione Marche per attività di consulenza e progettazione di interventi formativi mediante risorse pubbliche”.
Insomma, sarà pure un labirinto societario (che peraltro non finisce qui), ma in fondo il quadro è chiarissimo. Con buona pace dei comitati che da mesi sperano di fermare il carro armato imprenditoriale colorato col verde delle energie alternative.

Roberto Fiaccarini
Giovanni De Franceschi

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Scandalo biogas, l’inchiesta e il regalo: Rolex sequestrato

Era un omaggio a Calvarese, il dirigente regionale indagato. Con un biglietto: “Grazie”

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Fonte: “ilrestodelcarlino.it” di Paola Pagnanelli

Macerata, 22 marzo 2013 – Due nuovi indagati per lo sversamento di Morrovalle e un Rolex consegnato al dirigente della Regione Luciano Calvarese con tanto di bigliettino di ringraziamento. Emergono nuovi particolari dell’inchiesta sul biogas, destinata a diventare un terremoto per l’ente regionale.
L’ultimo elemento riguarda il dirigente incaricato di occuparsi delle autorizzazioni per le nuove centrali. Quando gli agenti del Corpo forestale, la settimana scorsa, hanno eseguito le varie perquisizioni negli uffici e nelle aziende degli indagati, tra le varie cose è spuntato anche un Rolex. L’orologio — del costo di novemila euro — era un gentile omaggio inviato all’ingegnere Calvarese, ritrovato dagli agenti con tanto di bigliettino di ringraziamento firmato. Un cadeau del genere sorprende i comuni mortali, ma bisogna ricordare che il dirigente aveva la possibilità di far guadagnare agli imprenditori 5-6mila euro al giorno, dando il via libera alle centrali a biogas. Anche il Rolex è finito sotto sequestro, aprendo un nuovo filone all’indagine che comunque, già oggi, è significativa: secondo la procura di Ancona, un gruppo di ingegneri e imprenditori, con la complicità del dirigente regionale, avrebbero messo in piedi un’associazione a delinquere, facendosi autorizzare una serie di impianti per il biogas al solo scopo di ottenere gli incentivi.
Queste centrali, sempre per l’accusa, sarebbero state realizzate anche piuttosto di fretta, per non perdere gli incentivi che scadevano lo scorso settembre. Ecco perché alcuni impianti, al momento di entrare in funzione, starebbero iniziando a dare problemi. Sarebbe successo con Loro Piceno, dove venerdì scorso si è registrato uno sversamento di liquami, che ha inquinato il Fiastra causando una moria di pesci. E sarebbe successo poi a Morrovalle. Qui, nella centrale della società Campomaggio 86, i liquami, scarto della produzione di metano, sarebbero stati scaricati in un terreno di fianco al piazzale. Gli agenti del Corpo forestale hanno verificato che con le ruspe era stato asportato lo strato superiore del terreno, che era impregnato di questi liquidi; inoltre forti ristagni dello stesso liquame sarebbero stati trovati intorno all’impianto. Dunque, lo sversamento scoperto venerdì non sarebbe stato occasionale e incidentale, ma sarebbe il risultato di un’azione continua. Del resto su questo c’erano già state altre denunce da parte dei residenti confinanti con la centrale. L’area interessata è stata sottoposta a sequestro preventivo e cautelare, su ordine del sostituto procuratore Claudio Rastrelli, in attesa di verificare anche cosa prevedesse il progetto autorizzato dalla Regione in merito allo smaltimento di questi liquami.
Inoltre l’Arpam ha prelevato dei campioni sia della sostanza trovata sul terreno, per capire cosa sia stato utilizzato nell’impianto, sia dell’acqua di un pozzo che attinge alla falda sotterranea, per verificare che il continuo versamento sul campo non abbia causato un inquinamento da nitriti. Per questo episodio, sono stati iscritti al registro degli indagati i responsabili della Campomaggio 86, e cioè i morrovallesi Antonio Lazzarini (già indagato nella maxi inchiesta della procura di Ancona) e Carlo Cingolani.

di Paola Pagnanelli

Spacca e L’acqua fresca, di Massimo Gianangeli.

Terre Nostre Marche

SPACCA E L’ACQUA FRESCA

 Acqua fresca

Con un’ indagine enorme come quella recentemente avviata dalla Magistratura di Ancona sulla questione biogas a livello regionale, le dichiarazioni del Presidente della Regione Spacca, rese oggi in Consiglio Regionale, suonano come poco più che acqua fresca.

Per voce del suo assessore all’ambiente arrivano delle quasi provocazioni: le stesse argomentazioni già smentite da mesi ripetute come un mantra, le solite accuse di presunte strumentalizzazioni da parte dei comitati cattivoni, ecc…

Ci aspettavamo una fortissima autocritica, politica e procedurale, e le conseguenti azioni. Ancora una volta, invece, si sfugge dal punto cruciale della vicenda: le indagini in corso, infatti, sembrano dare oggettivo riscontro alle tante segnalazioni e denunce fatte, evidenziando una situazione in cui le autorizzazioni, la realizzazione e la gestione degli impianti presenterebbero enormi irregolarità, con gravi conseguenze per il territorio e per la Salute dei cittadini.

Continueremo quindi a far valere i nostri diritti…

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Liquami del biogas nel Fiastra, il sindaco ordina: “Stop all’impianto”

Allarme inquinamento: Loro Piceno, sospesa l’attività della Vbio2. La centrale è anche coinvolta nell’inchiesta della Procura di Ancona.
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Fonte: “ilrestodelcarlino.it”

di Paola Pagnanelli e Franco Veroli

Macerata, 19 marzo 2013 – Il sindaco di Loro Piceno, Daniele Piatti, ha sospeso l’attività della centrale Vbio2, dalla quale sono fuoriusciti i reflui che venerdì hanno inquinato il Fiastra. L’ordinanza, emessa ieri, sarà notificata questa mattina alla società. E sempre ieri, Piatti ha organizzato una riunione con i sindaci di Colmurano, Urbisaglia, Petriolo e Corridonia, per concordare una posizione comune in merito all’accaduto. La decisione è di costituirsi parte civile per la richiesta dei danni contro coloro che saranno individuati quali responsabili di reati ambientali.
L’inquinamento del Fiastra è arrivato proprio a ridosso dell’emersione della maxi inchiesta sul biogas, condotta dalla procura di Ancona. Inchiesta che riguarda anche la centrale di Loro, realizzata dalla Vbio2, società con sede in corso Mazzini 2 ad Ancona, di cui sono amministratori Paolo Pesaresi e Alessandro Lazzarini. Tutte le quote della società sono possedute dalla Viridis Energia Srl, sempre con sede in corso Mazzini 2 ad Ancona, di cui Antonio Lazzarini è consigliere e presidente del Cda, mentre Paolo Pesaresi è consigliere e amministratore delegato. La Viridis a sua volta appartiene a due società: la Lagi Energia srl, e la Echidna Spa. La Lagi, che ha sede a Sarrocciano di Corridonia, è di proprietà dei fratelli Lorenzo e Antonio Lazzarini, mentre Alessandro Lazzarini risulta amministratore unico. L’Echidna invece, con sede a Milano, è di proprietà dell’avvocato Paolo Tanoni e di Mario Pesaresi, padre di Alessandro e presidente della Consulmarche.
Questo assetto è lo stesso per le società con sigla Vbio, che hanno realizzato in provincia, oltre all’impianto di Loro Piceno, quello di Potenza Picena, Corridonia e Morrovalle. Antonio Lazzarini e suo figlio Alessandro risultano ora indagati dalla procura di Ancona, con l’accusa di associazione a delinquere. La famiglia Lazzarini è molto conosciuta a Morrovalle, ma anche a Fabriano, visto che la sorella di Antonio e Lorenzo, Cecilia, è la moglie di Francesco Merloni.
Dopo la vicenda dello sversamento nel Fiastra, il sindaco di Loro ribatte alle accuse ricevute. «Non è vero che, dopo aver saputo dell’inquinamento, ho preso tempo — sottolinea —. Bisogna agire con chiarezza, secondo le norme e con in mano tutte le informazioni. Appena ho avuto i verbali della Polizia provinciale e dell’Arpam, e il parere dei legali, ho emesso l’ordinanza». Il Comune di Loro è stato sempre contrario all’impianto. «Sia in conferenza dei servizi decisoria, che con delibera di giunta e delibera di consiglio avevamo espresso parere negativo, perché l’ubicazione non era ritenuta idonea». Non solo. «Contro il decreto di autorizzazione regionale il Comune ha presentato un ricorso al Tar, di cui si sta aspettando il giudizio di merito, e un ricorso al Consiglio di Stato. Questi sono gli strumenti di cui dispone un’amministrazione per tutelare i suoi cittadini, il resto sono chiacchiere». Intanto i tecnici dell’Arpam sono al lavoro per analizzare i campioni d’acqua. I risultati saranno resi noti nei prossimi giorni, ma i primi sommari riscontri indicano un carico di materiale organico molto al di sopra dei limiti di legge.

Paola Pagnanelli e Franco Veroli

HERA ammette che la notte del 4 marzo è accaduto un fatto grave.

Rimini incidente alla Centrale Biogas UpTown del 4 Marzo.

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Fonte: “facebook.com/RiminiUPtown”

HERA nel comunicato inteso a spiegare l’INCIDENTE della notte del 4 marzo CONFERMA CHE E’ ACCADUTO UN FATTO GRAVE e tutt’altro che normale: IL MALFUNZIONAMENTO DI UN DISPOSITIVO DI SICUREZZA CHE DEVE BRUCIARE TUTTO QUELLO CHE NON DEVE ESSERE DISPERSO IN ATMOSFERA, LA COSIDDETTA TORCIA (nella foto con una bella casa vicino!).
LA TORCIA E’ UN DISPOSITIVO DI SICUREZZA PREVISTO DALLE PRESCRIZIONI TECNICHE GESTIONALI PER GLI IMPIANTI A GAS (DGR 1495/11): “considerare l’obbligo di dotare l’impianto di dispositivi di sicurezza per la combustione del biogas quando quest’ultimo non è avviato ai consumi finali”, “Tale sistema deve essere costituito da una torcia (…)“;“In fase di avviamento dell’impianto quando il biogas prodotto non ha sufficiente contenuto di metano per essere avviato al cogeneratore è necessario prevedere un sistema che eviti la sua immissione in atmosfera come ad esempio l’utilizzo di combustibili supplementari (per sostenere la torcia)”;
Il personale intervenuto la sera dell’incidente ha parlato chiaramente di accumulo di biogas. Adesso viene confermato che anche il dispositivo di sicurezza (che solitamente brucia gas secondari di scarto o biogas in accumulo in caso di emergenza) è andato in avaria e non ha fatto il suo dovere dalle 20:43 alle 22:28, mettendo giustamente in allarme ed in pericolo i residenti.
Hera all’indomani dell’incidente si è affrettata a parlare di normali procedure e di arie di lavaggio delle celle. Che fine hanno fatto? Noi la nube l’abbiamo vista e sentita. I conti di Hera non tornano.
I nostri conti tornano perfettamente. Non abbiamo molto da aggiungere né ci piace farci prendere in giro. Ci aspettiamo che l’assessore Sabba a seguito del mancato rispetto di una precisa prescrizione faccia quello che deve fare. Ci aspettiamo che le autorità diano il giusto peso a quello che è successo.

Clicca qui per vedere la Rassegna stampa del 13 Marzo.

Clicca qui per vedere la Rassegna stampa del 16 Marzo.

 

Liquido nero nei pressi della centrale a biogas In corso i rilievi dell’Arpam

LORO PICENO – Questa mattina un guardiacaccia ha notato la sostanza nerastra in un pozzetto. Il comitato: “Accerteremo le responsabilità”

Fonte “cronachemaceratesi.it”

Per vedere le foto clicca qui.

Grande preoccupazione e mobilitazione di autorità e componenti del comitato contro il biogas questa mattina a Loro Piceno. Intorno alle 7,30 un guardiacaccia ha notato in un pozzetto rotto, in prossimità della centrale a biogas, sorta all’ingresso del paese, della società Vubbio2, lo sversamento di un liquido nerastro. Dal pozzetto il liquido viene immesso direttamente nel torrente Fiastra. L’uomo ha subito chiesto l’intervento delle autorità competenti e sul posto sono intervenuti gli agenti del Corpo Forestale dello Stato e gli uomini dell’Arpam. Nel corso del sopralluogo, ancora in corso, sono stati fatti i necessari prelievi in più punti che permetteranno di accertare la natura del liquido. Dai primi riscontri il liquido sembra provenire dalla centrale.
Nei giorni scorsi anche il Comune di Loro Piceno aveva effettuato dei sopralluoghi. I componenti del Comitato, in attesa
di conoscere l’esito delle analisi, chiedono chiarezza: «Non resteremo di certo a guardare. Abbiamo già chiesto al Comune di rendere pubblici i risultati dei sopralluoghi fatti nei giorni scorsi e di poterli confrontare con quelli di oggi. Chiediamo che vengano accertate tutte le responsabilità».

Biogas, un “Comitato d’Affari” che vale un Miliardo di Euro

Fonte: “etvmarche.it”

“Un comitato d’affari” che vale un miliardo di euro. Attorno a questa ipotesi lavorano i tre magistrati anconetani che indagano sulle centrali a biogas, sono una quarantina quelle autorizzate, e sul parco eolico di Camerino. In totale sono 13 gli indagati dalla Procura di Ancona per violazioni di norme ambientali, urbanistiche e della pubblica amministrazione. Si tratta di 3 funzionari della Regione, tra loro il dirigente Luciano Calvarese e Sandro Cossignani, uno della Provincia di Pesaro Urbino, e il presidente della Comunità Montana di Camerino, Sauro Scaficchia. Per 9 l’accusa è anche di associazione per delinquere: avrebbero costituito un cartello politico affaristico, per favorire un gruppo di imprenditori. Il sospetto dei magistrati, che hanno raccolto diversi esposti dei comitati che in varie zone della regione si sono opposti alle centrali biogas, è che i funzionari finiti nel mirino avessero legami personali o economici con progettisti e imprenditori.
Sul caso interviene il presidente della regione, Gian Mario Spacca: “Abbiamo dato mandato all’avvocatura regionale di seguire la vicenda, compreso il risarcimento di eventuali danni in qualità di parte lesa”. Sulla stessa linea anche l’assessore all’ambiente, Sandro Donati: “Mi auguro che i tecnici possano dimostrare l’estraneità”.
Duro il commento dei comitati, raccolti nell’associazione terre nostre Marche: “E’ un’amara soddisfazione – dice Massimo Gianangeli. Seppure l’indagine conferma alcuni nostri dubbi, questo ci provoca amarezza”. Gianangeli chiede responsabilità politiche: “A partire dal governatore Spacca, tutti hanno tirato dritto, senza ascoltare i territori”. Alcuni cittadini coinvolti in prima linea, lo fanno quelli di Camerata Picena, zona in cui coestistono due centrali, chiedono una commissione d’inchiesta portata avanti dal consiglio regionale.