Centrale Biogas da Forsu a Casine di Ostra, Zona Zipa, PAI (Piano di Assetto Idrogeologico).

Volantino-29-Luglio-solo-davanti

Il Comitato Tutela Ambiente e Salute Valli Misa e Nevola, organizza per martedì 29 luglio 2014, presso il Circolo ACLI FALCO di Casine di Ostra un Assemblea Pubblica dal titolo: Centrale Biogas da Forsu a Casine di Ostra, Zona Zipa, PAI (Piano di Assetto Idrogeologico).

L’assemblea viene organizzata affinché non cali il silenzio su un argomento che sicuramente rappresenta  un problema per il nostro territorio,  e purtroppo, quotidianamente constatiamo che finché non se ne parla, il problema non esiste.

Il TAR Marche, con sentenza depositata lo scorso 6 marzo, ha respinto il ricorso opposto dai Cittadini, confermando quindi la validità dell’autorizzazione unica rilasciata alla ditta En-ergon, dalla Regione Marche a firma dell’Ing. Luciano Calvarese, per la costruzione di una Centrale Biogas da Forsu (Frazione organica dei rifiuti solidi urbani) presso la Zona Industriale Zipa di Casine di Ostra.

Ciò nonostante, permangono nei ricorrenti forti perplessità in merito all’iter autorizzativo, in particolar modo in relazione alla locazione dell’Impianto.

Tra i vari punti del ricorso infatti, i cittadini avevano dimostrato con documentazione fotografica come l’area  dove verrà costruita la Centrale, fosse già stata interessata dall’esondazione del Fiume Nevola nel 2011, (e chi risiede da sempre in quella zona, ci riferisce che , diverse sono state le esondazioni che si sono susseguite nel corso degli anni ),  ma non essendo tale area, cartografata come “esondabile” dal Piano di Assetto Idrogeologico, anche questa rimostranza, veniva respinta.

Purtroppo, a distanza di neanche due mesi dalla sentenza, le motivazioni dei cittadini si sono rivelate fondate, e a seguito dall’alluvione dello scorso 3 maggio, quasi tutta la zona Zipa di Ostra è stata nuovamente sommersa da acqua e fango, compresa l’area destinata alla Centrale.Foto-per-Articolo-didascalie

Abbiamo pertanto provveduto a richiedere all’Autorità di Bacino, la modifica del Piano di assetto idrogeologico affinché ricomprenda tutta l’area che è stata oggetto di esondazione del fiume Nevola, e a tutti gli Enti preposti, ciascuno per le sue competenze, di mettere in sicurezza il territorio, in quanto riteniamo irresponsabile, alla luce di tali ripetuti eventi, continuare a far crescere una Zona Industriale posta alla confluenza dei fiumi Misa e Nevola, e costruirci addirittura una Centrale Biogas che, con ogni probabilità, sarà chiamata a trattare quasi tutti i rifiuti organici della Provincia di Ancona, specie dopo che l’Assemblea Territoriale d’Ambito, alla quale sono demandati l’organizzazione, l’affidamento e il controllo del servizio di gestione dei rifiuti,   ha deciso, lo scorso gennaio, la conversione, dopo appena 5 anni di servizio,  dell’impianto Pubblico di compostaggio di Corinaldo, al TMB (Trattamento meccanico biologico) del rifiuto, creando così un “buco” nella gestione pubblica del rifiuto organico.

 

Interrogazione Parlamentare del Movimento 5 Stelle

Legislatura 17ª – Aula – Resoconto stenografico della seduta n. 246 del 14/05/2014

Fonte:  Interrogazione 3-00966 Fucksia (1)

FUCKSIA, SERRA, PUGLIA, BLUNDO, CATALFO, BERTOROTTA, CAPPELLETTI, MONTEVECCHI, MOLINARI – Al Ministro dell’interno – Premesso che:

il 3 maggio 2014 la regione Marche è stata interessata da fortissime piogge, che hanno provocato l’esondazione del fiume Misa e una grave alluvione, che ha riguardato soprattutto la provincia di Ancona e in particolare la città di Senigallia, dove due persone hanno perso la vita e si sono registrati un lungo black-out e ingenti danni alle abitazioni, alle strade e alle attività produttive;
ulteriori danni si sono registrati nelle aree di Porto San Giorgio e Porto Sant’Elpidio (Fermo), dove da poco era terminata la bonifica delle spiagge. Ad Ascoli Piceno si è verificata una frana c he ha interessato la strada statale Salaria c on conseguente interruzione dell’unico collegamento c on altri comuni. Altre strade sono state interrotte per frana a Fermo. La medesima situazione si è osservata nel territorio circostante la città di Urbino. Anche lungo la c osta a nord di Senigallia, nei comuni di Gabicce Mare e Marotta, in provincia di Pesaro e Urbino, si sono verificati allagamenti. Nell’entroterra si sono vissuti forti disagi per la mancanza di acqua potabile a causa della rottura delle condutture idriche;
le condizioni della c osta destano forti preoccupazioni, anche per il fatto c he si è in prossimità dell’avvio della stagione estiva. Inoltre, a parere degli interroganti, grave è l’impatto dell’evento alluvionale per le attività agricole, visto che molte colture sono in un momento che può essere definito “di non ritorno”, vale a dire una fase nella quale risulta assai difficile ricorrere a soluzioni alternative o porre riparo a danni di grossa entità;
considerato  che:

quanto sopra descritto non rappresenta un evento isolato in quanto nelle Marc he negli ultimi 4 anni si sono registrati ben 5 eventi calamitosi. Come evidenziato dal rapporto dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) “Il consumo di suolo in Italia”, pubblicato il 26 marzo 2014, in Italia risultano ben 70 ettari al giorno di suolo sigillato. A livello nazionale si è registrata una perdita di suolo passata dal 2,9 per cento degli anni ’50 al 7,3 per cento del 2012 c on un incremento di 4 punti percentuali. In tale contesto la regione Marc he in particolare ha registrato uno dei dati più alti, raggiungendo il 10,2 per cento di superficie consumata, e c iò nonostante le particolari caratteristiche orografiche del territorio, c he si caratterizza per lo più per i rilievi montuosi e collinari c on strisce pianeggianti localizzate lungo le valli alluvionali e per la c osta;
la fascia costiera marchigiana ha rappresentato una porzione delle analisi condotte dall’Ispra, c he ha rilevato come nella fascia compresa entro i 10 chilometri dalla c osta il consumo di suolo assume valori nettamente superiori e continua a crescere più velocemente rispetto al resto del territorio nazionale passando dal 4 per cento degli anni ’50 al 10,5 per cento nel 2012;

il comune di Senigallia, nello specifico, risulta storicamente uno dei più colpiti a livello nazionale per le esondazioni, in particolare del fiume Misa. Tale c orso d’acqua ha infatti caratteri naturali di tipo torrentizio c on piene repentine c he più volte, anc he negli ultimi dec enni, hanno interessato il territorio comunale;
per tali ragioni, sin dagli anni ’80, c on le risorse del Fondo investimenti e occupazione (FIO) del Ministero del bilancio, furono stanziati circa 16 miliardi di lire per il progetto delle c asse di espansione e laminazione e la relativa realizzazione. Tale progetto fu predisposto dalla società “Aquater” del gruppo ENI sin dagli anni ’90, ma mai realizzato;
dopo una prima gestione regionale, la Regione stessa ha delegato alla realizzazione dell’opera già progettata c on c osti ingenti, lo stesso Comune di Senigallia. Quest’ultimo, dopo anni di stallo, nel
1980 ha restituito la delega della realizzazione dell’opera alla Regione. Successivamente la Regione Marc he, in virtù delle deleghe trasferite alle Province, ha ulteriormente trasmesso la delega alla Provincia di Ancona;
la Provincia, c on delibera di giunta n. 524 del 2009, ha finalmente approvato il progetto definitivo
(in realtà, un altro progetto c on un c osto di 130.000 euro);

il 12 gennaio 2010 è stato avviato il procedimento di valutazione di impatto ambientale (VIA) regionale dell’opera approvata da parte della Provincia di Ancona; in data 19 gennaio 2011, c on decreto regionale, l’Ufficio valutazione e autorizzazioni ambientali ha dato esito positivo c on prescrizioni al fine di realizzare l’opera. Ad oggi nulla è stato realizzato e di recente, il 3 aprile
2014, c on decreto regionale, lo stesso Ufficio ha modificato il precedente decreto eliminando di fatto le prescrizioni;
l’area terminale del fiume Misa è interessata dalla perimetrazione a rischio “R4-grado massimo”, rischio molto elevato, per possibile perdita di vite umane nel piano di assetto idrogeologico della Regione Marc he. Tale perimetrazione era molto più estesa e coincidente c on quella dell’esondazione verificatasi il 3 maggio 2014. A seguito delle osservazioni prodotte dal Consiglio dell’amministrazione locale di Senigallia, l’area è stata ristretta per favorire, a parere degli interroganti, la più bieca speculazione edilizia;
gli argini del fiume Misa a monte della città di Senigallia, letteralmente distrutti, sono classificati di sec onda categoria sec ondo il regio decreto n. 625 del 1904, ancora vigente. Nei confronti di queste opere, da mantenere come prati erbosi, devono essere presi i massimi accorgimenti mentre, al contrario, si presentano in totale stato di abbandono;
considerato inoltre c he, a parere degli interroganti, il collasso delle opere arginali e la repentina e disastrosa alluvione è conseguente non a piogge eccezionali, ma all’incuria e al lassismo degli enti competenti, tra i quali la Regione Marc he, la Provincia di Ancona e il Comune di Senigallia. Le responsabilità sono attribuibili al Comune, c he ha consentito lo sviluppo edilizio nelle aree individuate dal piano di assetto idrogeologico come pericolose;
considerato infine c he tra le aree interessate dagli eventi alluvionali vi è anche il comune di Ostra (Ancona), distante poco più di 10 chilometri da Senigallia, dove è in progetto la c ostruzione di una c entrale a biogas. Il sito dove l’impianto dovrebbe sorgere non è peraltro nuovo ad eventi alluvionali, come già fatto rilevare dal comitato “NoBiogasOstra” in apposito ricorso al TAR, in seguito bocciato. Nello specifico, l’impianto autorizzato è posto nella pianura alluvionale del torrente Nevola, in un’area esondabile non cartografata dal piano per l’assetto idrogeologico della

Regione Marc he, ma c he presenta tutti i caratteri di esondabilità e c he era già stata oggetto di evento calamitoso del 2011. Risulta evidente, a parere degli interroganti, c he se la c entrale fosse stata c ostruita e attiva, le conseguenze dell’esondazione sarebbero state ancor più gravi per l’intero territorio,
si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti descritti;

se non ritenga, per quanto di competenza, di dover svolgere gli opportuni atti ispettivi anche al fine di dissipare ogni possibile dubbio circa le eventuali responsabilità delle amministrazioni comunali coinvolte.

IL LOTTO DELLA CENTRALE BIOGAS E LA ZONA ZIPA DI OSTRA SOMMERSI DALL’ESONDAZIONE DEL NEVOLA.

Anche se l’alluvione del 3 maggio scorso, nel suo complesso,  è stato un evento eccezionale,  non si può dire altrettanto per quanto riguarda la Zona Industriale Zipa di Casine di Ostra;  basta tornare indietro di soli tre anni, al marzo 2011, per rivedere le immagini dei nostri due fiumi in piena e della Zona Industriale coperta d’acqua e fango e quindi, anche se è doloroso dirlo, non è affatto scontato che ciò non si ripeta.

In questo scenario, l’Autorizzazione Unica concessa dalla Regione Marche per la costruzione di una Centrale Biogas da Forsu (Frazione Organica dei Rifiuti Solidi Urbani), proprio in quella Zona Industriale, appare come una beffa atroce, una sfida alla natura che fa suonare tutti i campanelli d’allarme.

Eppure il PPGR (Piano Prov.le Gestione Rifiuti), prevede chiaramente l’esclusione delle aree esondabili, per tali impianti, Lo stesso dice il DM 10/09/2010 nel dettare le linee guida per l’autorizzazione degli impianti alimentati  da fonti rinnovabili.

Inoltre i cittadini residenti nelle zone limitrofe, nel Ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale,  avevano ampiamente documentato come nel 2011 quell’Area, anche se non cartografata come “esondabile” dal Piano di assetto Idrogeologico,  fosse già stata interessata da esondazione.  Il Tar Marche però, con Sentenza del 6 marzo scorso, ha respinto il loro ricorso, sottolineando che un’area, per essere dichiarata esondabile deve essere cartografata dal PAI  e non essendo quest’ultimo, stato impugnato,” si devono respingere le censure volte ad evidenziare il carattere di esondabilità del comparto edilizio nel quale sorge l’impianto En-Ergon”.

A seguito di questa nuova gravissima esondazione,  abbiamo provveduto pertanto a sostenere cittadini e aziende nel richiedere all’ Autorità di Bacino di implementare con effetto immediato il Piano di Assetto Idrogeologico , affinché ricomprenda tutta l’area che è stata oggetto di esondazione del fiume Nevola in data 3 maggio 2014; e a  tutti gli Enti interessati di annullare l’autorizzazione per la Costruzione della Centrale Biogas da Forsu da 45.000 Tonnellate annue (rifiuti umidi e sfalci di potature). Abbiamo altresì avanzato la richiesta,  al Comune di Ostra, di modifica del Piano Regolatore, per rivedere l’estensione dell’area destinata a zona Industriale, la quale ad oggi si estenderebbe per tutta l’area adiacente al lato destro del fiume Nevola, la quale è stata quasi completamente allagata dall’esondazione del Fiume.

Vogliamo, e lo chiediamo con forza, che tutti gli Enti, Le Istituzioni, Le Forze Politiche, prendano immediati provvedimenti per mettere al sicuro il territorio,  cercando soluzioni alternative volte a tutelare allo stesso tempo, gli investimenti posti in essere finora dalla ditta En-ergon, perché riteniamo impensabile, alla luce della tragedia dei giorni scorsi, continuare a far crescere una Zona Industriale posta alla confluenza dei fiumi Misa e Nevola, e costruirci addirittura una Centrale Biogas che, con ogni probabilità, sarà chiamata a trattare quasi tutti i Rifiuti “umidi”  della Provincia di Ancona.

Ci auguriamo , anche nel rispetto  degli eventi tragici dei giorni scorsi,  che il nostro appello non venga “snobbato” e che finalmente tutte le Istituzioni, ognuna per le proprie competenze, facciano il loro dovere e mettano al sicuro la Valle.

Video che dimostra la portata dell’esondazione.

 

Esondazione 3 Maggio 2014

Il lotto dove sorgerà la Centrale Biogas è quello di fronte all’Azienda di trattamento Rifiuti, Capannone Rosa Salmone, che tratta 300T al giorno di Rifiuti che vanno dalla Differenziata al Grigio.

 

Comitato Tutela Ambiente e Salute Valli Misa e Nevola.

LA CENTRALE BIOGAS A CASINE E I VANTAGGI ECONOMICI PER I CITTADINI…. MA PER FAVORE!

Immagine

Facendo seguito all’articolo uscito ieri sul Corriere Adriatico, dove Alberto Romagnoli ventilava vantaggi economici che la centrale biogas di Casine porterà ai cittadini, ci permettiamo di far presente quanto segue:

Oggi noi cittadini siamo proprietari di un centro di compostaggio pubblico (Corinaldo), inaugurato nel 2009, del valore di quasi  9.000.00,00 €, aspettate lo scrivo anche in lettere NOVEMILIONI DI EURO!

Quando noi cittadini paghiamo i 90,00 € a Tonnellata per la Forsu (l’umido), andiamo a finanziare un progetto pubblico, quindi è denaro che, in qualche modo, rientra alla collettività.

Oggi  l’Assemblea Territoriale di Ambito Provinciale, sta per dismettere questo nostro patrimonio ( lo converte al “secco residuo”, dopo neanche 5 anni di servizio, lo butta – NOVEMILIONI DI EURO), sta impedendo il suo rifinanziamento da parte dei cittadini e in più, ci costringe a pagare il prezzo politico di €. 80,00 a tonnellata alla En-ergon per il servizio in appalto (sempre che vincano la gara … chissa?) per consegnargli così il “monopolio” dei rifiuti organici.

Come se non bastasse il Comune di Maiolati Spontini  aveva acquistato un terreno, del valore di circa 400.000,00 €, dove si doveva effettuare il trattamento del secco che invece l’ATA ha poi deciso di fare a Corinaldo….. e il terreno?  Via anche i 400.000,00 € !

Abbiamo motivo di credere che per la collettività questa manovra sarà una “Caporetto”, dal punto di vista patrimoniale,  altro che vantaggi economici,  non prendiamo in giro i cittadini per piacere, non se lo meritano!

 

Comitato Tutela ambiente e salute valli Misa e Nevola

Daniele Barigelli

 

 

LA SENTENZA DEL TAR MARCHE SULLA CENTRALE BIOGAS A CASINE DI OSTRA

Mappa

A pochi giorni di distanza dalla gioia per la Delibera della Giunta Regionale, con la quale è stata data l’ufficialità alla bocciatura del progetto del maxi-elettrodotto che avrebbe attraversato il nostro territorio a Casine di Ostra (Zona Montirano), per poi andare verso la Frazione di Filetto, è stata pubblicata la Sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale, riferita al nostro ricorso contro l’autorizzazione unica concessa dalla Regione Marche alla Ditta En-ergon Srl, per la costruzione di un impianto Biogas da Forsu a Casine di Ostra.

La sentenza, con una severità insolita e non dovuta,  con un’inusuale dovizia di particolari (anche non necessari) ,  spazza via ogni nostra rimostranza e, concentrandosi sull’operato del Comune di Ostra, sembra ignorare completamente che alla base di tutto, c’è un movimento di Cittadini che, lasciati  completamente all’oscuro di tutto, lamentano la totale assenza del rispetto dei principi di precauzione e concertazione!

Sapevamo di avere davanti un progetto politicamente condiviso, che da molto tempo circolava in vari ambienti, e quindi che saremmo dovuti andare contro Enti come Regione e Provincia, ma questo non ci ha spaventato.

Lo scorso Luglio, in assemblea pubblica, avevamo ampiamente documentato come l’intento  dell’Assemblea Territoriale di Ambito  Provinciale di convertire al “secco” l’impianto di compostaggio a Corinaldo, avrebbe creato un “buco” nella gestione dei rifiuti organici (oltre che nelle tasche dei cittadini in relazione alla tares), il quale avrebbe di fatto spalancato le porte alla gara d’appalto tra aziende private.

A dire il vero questa cosa ce l’aveva già preannunciata l’amministratore della En-ergon, intervenendo alla nostra assemblea pubblica del 20 febbraio 2013, dove, con mirabile lungimiranza imprenditoriale,  anticipava di una decina di mesi le decisioni che l’A.T.A. avrebbe preso solamente a dicembre 2013!

Quindi, tanto per essere chiari,  non ci siamo trovati davanti il solito impianto a biogas a scopo meramente speculativo, (come le decine di impianti autorizzati dalla Regione Marche senza la Valutazione di impatto ambientale), ma ad un progetto più complesso, politicamente condiviso con la Valutazione di impatto ambientale fatta…. sbagliata (perché riferita ad un impianto differente da quello poi autorizzato), ma fatta; dove l’unico piccolo e quasi insignificante danno collaterale sono i poveracci che abitano a Casine, Passo Ripe, Brugnetto.

Nelle prossime ore, valuteremo la possibilità di fare appello al Consiglio di Stato, ma questa brutta partita,nella quale tutti i giocatori in campo hanno saputo dare il peggio di sé, e che probabilmente  dovrà ancora attendere prima di sentire il fischio finale, ha già uno sconfitto: è il cittadino. Il cittadino, il quale prima, è stato tenuto all’oscuro di tutto, poi è stato preso in giro dalle varie Istituzioni che avrebbero dovuto proteggerlo,  (tutti i rappresentanti politici hanno sempre manifestato grande comprensione e condivisione del problema, salvo poi dimenticarsi di noi, non appena varcavamo la porta di uscita),  che, proprio per sentirsi cittadino e non suddito,  si è armato e  difeso da solo (poi aiutato, questo sì, dai Comuni di Ostra e Ripe che ringraziamo),  e che infine si è visto anche “schernito” in una sentenza che, attribuendogli il peso che ha avuto durante tutto il processo (ossia nullo), lo targa in qualche modo, come affetto dalla sindrome di Nimby (not in my back yard- non nel mio giardino) e lo rispedisce al mittente. E’ il Cittadino che ha già perso, ma non perché lo ha detto il TAR!

 

Comitato tutela ambiente e salute valli Misa e Nevola

Daniele Barigelli

Biogas: Cervignano (Lodi) cronaca di un disastro ambientale

(12.09.13) La testimonianza di quello che è accaduto a Cervignano (Lodi) dove uno il liquame da biogas, causa cedimento della parete di un vascone ha provocato gravi danni ai terreni vicini e, attraverso le rogge , è arrivato sino al fiume Adda

Fonte: ruralpini.it

In Lombardia con la qualità dell’aria peggiore d’Europa, con un densissimo reticolo idrografico, con gravi problemi di inquinamento delle falde la politica, legata a potenti lobby industriali e finanziarie, spinge l’accelleratore del biogas. Ci sono già 400 centra

li (140 solo a Cremona) ma con i soldi del prossimo piano “rurale” (sic) la Regione Lombardia vuole finanziare ancora la corsa al biogas. Un affare irresistibile per chi riesce a specularci sopra.

L’incidente verificatosi il 2 settembre a Cervignano è forse il più grave, a carico di centrali a biogas, mai verificatosi in Lombardia. Il 5 giugno si era rotto un serbatoio da mille mc di una biogas di Lonato (Bs). Il liquame era finito nel Benaco causando morie di pesce e il divieto di balneazione sulle spiagge. Questa volta il volume sversato è stato superiore: almeno la metà del contenuto di una vasca da 3 mila mc.

L’allarme era scattato alle cinque  mattina, quando uno dei biogassisti titolari della cascina Zodegatto di Cervignano d’Adda ha controllato sul computer il regolare funzionamento dell’impianto e ha constatato un’anomalia: mezz’ora prima una delle pareti di cemento armato alte sei metri e lunghe settanta che proteggono il vascone doppio in cui si raccoglie il digestato saveva subito un gravissimo cedimento strutturale. Come si vede dalla foto inviata dal costituendo Comitato No Biogas di Cervignano alcuni elementi della parete della vasca si sono spezzati e ribaltati. Dall’ampio varco il digestato è dilagato su un campo di un agricoltore confinante che ha prontamente sporto denuncia contro i biogassisti.

La massa quasi nera, prodotta dalla fermentazione di reflui suini e bovini miscelati a mais  è finita anche nelle rogge Guazzona e Rigoletta. Il digestato è così arrivato fino all’Adda e le acque del fiume si sono tinte di nero fino al comune di Lodi e ancora più a valle; sono state segnalate morie di pesce. Indagano l’Arpa e polizia provinciale. Questo emblematico episodio è avvenuto nel giorno che Fava, l’assessore leghista all’agricoltura, prono alle lobby e subito incensato da Confagfricoltura Lombardia, annunciava: “avanti biogas a dispetto degli allarmismi”

Sono già 400 gli impianti a biogas nella pianura lombarda (ma saranno 500 nel 2014 se i comitati non riescono a bloccare le nuove richieste di autorizzazione). Essi non solo producono emissioni di NOx come 10 milioni di auto euro 5 ma sono una bomba ecologica caricata contro il denso reticolo idrografico (vedi immagine sotto con la localizzazione di Cervignano) e contro gli acquiferi da cui dipendiamo per bere.

A quando un’inchiesta sul biogas e sulle sue devastanti conseguenze? La politica lombarda si sta dimostrando irresponsabile maggiordomo di potenti lobby a dispetto dei proclami di una Lega che aveva ottenuto il consenso vent’anni fa sulla base di promesse di difesa del territorio e dei ceti popolari dagli interessi forti. A Fava e a Maroni sarebbe bello ricordare i punti 10 e 11 del programma originario della Lega Lombarda

10. Contro la devastazione e la svendita del nostro territorio, plasmato e difeso dalle generazioni precedenti, patrimonio che abbiamo il dovere di trasmettere integro alle prossime generazioni;

11.Contro la mentalità opportunistica dei partiti romani, contro la conseguente degradazione della Lombardia.

La Lega ha imparato benissimo (anche prima della Lega.2 di Maroni) la “mentalità opportunistica” dei partiti romani

Fava, incapace di prendere le difese dell’agricoltura vera contro la potentissima lobby del biogas dice: “La diffusione del biogas in Lombardia impone una riflessione equilibrata, senza scadere in allarmismi che pot

rebbero troppo facilmente suggestionare l’opinione pubblica”.

In ogni caso dopo la “matura riflessione” l’assessore annunciava trionfante che “nel prossimo Piano di sviluppo rurale 2014-2020, verrà incentivata la crescita delle agro-energie, nella misura in cui apporteranno benefici sostenibili per il sistema primario”. 
Quali benefici porta all’agricoltura Fava lo sa benissimo, sa che li porta solo alle industrie, ai progettisti, ai consulenti, al sottobosco, ai troppi che ci speculano, ai dipendenti pubblici troppo zelanti nel perorare la causa del biogas per pensare che non abbiano un ritorno.

E poi vi sono i tanti “gatti e la volpe” che battono quelle che erano le campagne lombarde, e ora sono lande desolate di monocoltura maidicola intristita dalla siccità e da, con rare alberi e un suolo degradato con meno dell’1% di sostenza organica che la trasformazione della sostanza organica di liquami e residui colturali in metano. I gatti e le volpi convincono anche agricoltori non particolarmente inclini alle speculazioni a buttarsi nel biogas. Alcuni vanno incontro a grossi problemi (la reperibilità delle biomasse non è così scontata), altri si calano così bene nella parte dello speculatore energetico da trascurare la gestione delle stalle (che senza costanti attenzioni “sbandano” e declinano). Altro che “sostegno all’agricoltura”. O si utilizzano fondi agricoli per finanziare gli speculatori o si trasforma gli agricoltori in percettori di rendite distogliendo energie imprenditoriali.

Arrivato nelle stanze di Palazzo Lombardia anche Fava, che pure aveva dato prova di una certa indipendenza dalla burocrazia e dalle lobby (e che aveva anche detto che gli incentivi al biogas sono “insostenibili”), dopo pochi mesi si è lasciato inviluppare nella ragnatela degli interessi forti che ruotano intorno al biogas.

Nella lontananza della politica dal bene comune sta ai cittadini e agli stessi agricoltori organizzarsi per impedire: “la svendita del nostro territorio, plasmato e difeso dalle generazioni precedenti, patrimonio che abbiamo il dovere di trasmettere integro alle prossime generazioni”.

Postato il 12/09/2013 da